QUANDO SI “BALLA”

Ballare può avere anche più di un significato. Nello specifico oggi mi riferisco al Terremoto.

Argomento poco piacevole, di questi tempi… Purtroppo ce lo portiamo dietro dal 2016. Stamattina si è ripresentato di 5.3 epicentro ad Ascoli e zone limitrofe, ma è stato avvertito fortemente in tutto il centro Italia. Che dire, è una sistuazione stressante e snervante. Non si prevede, non saprai mai dove ti trovi troverai quando passerà. Io spesso sono in movimento per lavoro e può capitare che non lo senta e resto tranquilla, ma per quanto io non sia una che grida o piange dal nervosismo per sfogare la tensione, provo lo stesso ansia quando mi capita di avvertirlo bello forte mentre sono seduta in ufficio, alla mia (già scricchiolante) scrivania.

Il problema comune a tutti è la suggestione, c’è chi perde la brocca e con essa, il sonno, la ragione, la calma… E chi invece pensa di sentirlo in ogni minima scossa (vedi quando passa un aereo o elicottero sopra la testa, o camion degli scopini…) e lo scrive su FB facendoti aggiornamenti che nemmeno ANSA. Si diventa super paranoici e ci spuntano le antenne.

Purtroppo questa nostra zona è sismica da sempre. Il terrore che prende a certe persone è incontrollabile, ma per altre, che come me riescono a restare lucide, viene comunque pensato che il problema maggiore del non sentirsi “al sicuro” è dovuto alle nostre strutture. Da un controllo e una prevenzione che non è mai stata fatta seriamente e a tappeto su TUTTA la zona! Capisco l’immensità di tutto, ma in Giappone si sono stra-organizzati… da noi son passati anni e non si è fatto niente di rivoluzionario, moderno… Forse sbaglio io a pensare che si possa fare di più in prevenzione? O siete d’accordo?

Nulla togliere ai lavori fatti immediatamente alla Basilica di San Francesco ad Assisi… ma è dal 1997, appunto, che conviviamo con le scosse forti (è vero, erano sparite per quasi 20 anni, miracolo!) e le persone che all’epoca hanno vissuto il trauma della perdita della casa, io le ho viste sempre e comunque nei container per tutti questi anni. Quanti di loro hanno riavuto una sistemazione anti-sismica ricostruita dalle fondamenta? So di molti che, per carità, hanno preferito proprio rimanere nei container, ma tutto infatti è riconducibile alla “non sicurezza”.

La paura è soggettiva e siamo d’accordo, ma si può espandere a chiunque alla fine, perchè se uno non si sente al sicuro e l’incubo non finisce mai.

Nono si può tutti mollare ogni cosa e trasferirsi… ma credo che un pensierino del genere lo fanno in molti.

 

Speriamo che dopo queste 3 4 (aggiornamento) nuove scosse, ci sia pace…

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